Chi ha cucinato i primi spaghetti?
I
primi spaghetti erano chiamati “vermicelli”, e da secoli si discute se
siano stati inventati dai cinesi o dai siciliani: oggi si ritiene che si
siano diffusi indipendentemente, in entrambe le aree geografiche.
Quello che invece è certo è che a portare in Sicilia l’usanza di
cucinare pasta secca sono stati gli Arabi. Una delle prime testimonianze
scritte sui vermicelli secchi commestibili risale infatti a una sorta
di “guida turistica” arabo-siciliana del 1154. e una versione della
pasta potrebbe essere stata mangiata dai Greci già nel 1 secolo d. C..
C'era anche la tradizione, tutta romana, di mangiare pasta fresca, come
la lagana, una specie di grande lasagna: una sfoglia di farina di grano
impastata con lattuga, aromatizzata con spezie e fritta nell’olio di
oliva.
la pasta napoletana, quando arrriva?
Già tra il 1200 e il 1300 a Genova si produceva pasta secca in grandi
quantità, mentre a Napoli il passaggio della pasta ad alimento popolare
avvenne solo alla fine del 1500, quando cominciò a essere venduta nei
chioschi lungo le strade, e mangiata con le mani, liscia o condita con
il formaggio. Il pomodoro invece sposò gli spaghetti solo verso il
1800, quando pomodoro e basilico con un pizzico di sale diventarono il
condimento scelto dai venditori all’aperto napoletani per condire i
maccheroni: una novità, visto che la pizza comincerà a unire il pomodoro
alla mozzarella solo verso la metà del secolo.
Impastata coi piedi.
Racconta la
studiosa italo-americana Julia della Croce, che fino al XIX secolo la
produzione della pasta veniva affidata a lavoratori a piedi scalzi che
si ritrovavano al ritmo della musica del mandolino: durò finché il re di
Napoli, Ferdinando II (1830-1859), pensò che fosse meglio assumere un
ingegnere per progettare un nuovo sistema... più igienico.
I Nemici della pasta.
Alcuni personaggi
storici pensavano che la pasta potesse causare malattie mentali. Il
filosofo tedesco Arthur Schopenhauer la definì “l’alimentazione dei
rassegnati”, mentre il partito fascista ritenne che la pasta rendesse le
persone troppo rilassate e pigre. Negli anni Trenta il poeta Filippo
Tommaso Marinetti, nel Manifesto della Cucina Futurista, auspicò una
vera e propria crociata contro gli spaghetti, accusando la pasta di
uccidere l'animo nobile, virile e guerriero degli italiani. Ne propose
addirittura l'abolizione che, a parere suo e di Benito Mussolini
ispiratore della polemica, avrebbe liberato l'Italia dal costoso grano
straniero e favorito l'industria italiana del riso. Andò a finire con
Marinetti fotografato nel ristorante Biffi di Milano nell'atto di
mangiare un bel piatto di spaghetti (quando si dice la coerenza), a cui
seguì lo sfottò popolare.
Cottura intelligente.
Aspettare che
l’acqua bolle per gettare la pasta non è il modo più intelligente di
cuocere la pasta. La cottura infatti dipende solo dalla temperatura
raggiunta e non dal fatto che l’acqua vada in ebollizione. Il chimico
Dario Bressanini propone un metodo di cottura più scientifico: buttare
la pasta prima che l’acqua arrivi all'ebollizione. “Ho provato - scrive -
a buttare pasta e sale dopo 8 minuti, con l’acqua a 80 °C. Ho poi
continuato a scaldare, col coperchio, sino all'ebollizione per poi
spegnere il gas. Sette minuti dopo la pasta era pronta”.
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